Ablazione della Fibrillazione Atriale

Come noto l’aritmologia è una branca specialistica della cardiologia, con il principale obiettivo di studiare i disordini del sistema elettrico del cuore. La maggior parte dei pazienti (circa il 75%) che arrivano su questo sito è perchè soffre di  “fibrillazione atriale”.

Ho cominciato a studiare la fibrillazione atriale dal 2005 quando ho fatto la mia tesi in cardiologia dal titolo “L’utilità dell’integrazione TC cuore con il sistema elettro-anatomico”. Successivamente dopo la mia specialità in cardiologia, ho avuto modo di studiare e lavorare prima in Inghilterra (Bristol) dove ho eseguito in due anni piu di 400 procedure di ablazione di fibrillazione atriale parossistica e persistente. Successivamente mi sono trasferito nella prestigiosa scuola di Bordeaux dove è stata fatta la prima ablazione transcatetere di fibrillazione atriale nel 1996. Ho avuto modo di imparare proprio dall’esimio professore Michel Haïssaguerre tutti i segreti dell’ablazione transcatetere. Da allora ho fatto piu di 1500 procedure di ablazione transcatetere di fibrillazione atriale.

La fibrillazione atriale è pertanto la principale aritmia cardiaca e ho avuto modo di studiarla in tutte le sue sfaccettature (interventistiche e non). Qui abbiamo descritto i sintomi e cosa NON deve fare il paziente con fibrillazione atriale. LEGGI.

Quali sintomi ha il paziente con Fibrillazione Atriale?

Il primo sintomo o segno che il paziente riferisce è quello di un battito irregolare – le famose palpitazioni, “tuffo al cuore” o “battito mancante”. Questo ritmo irregolare è dovuto alla conduzione AV (atrio ventricolare) che non risulta essere costante 1:1 come nel normale ma è caratterizzata da una conduzione “a singhiozzi” per via di una frequenza molto elevata nell’atrio. Gli atri, per via di questa aritmia, risultano battere ad una frequenza molto elevata (300-400 bpm) ma non tutti i battiti raggiungono per fortuna i nostri ventricoli: solo una minor parte arriva ad essi. I sintomi talvolta sono caratterizzati da sensazione di battito accelerato e/o cardiopalmo. La prima cosa che il paziente deve fare è accertarsi che sia un polso / battito irregolare. Questo potrebbe infatti rappresentare il primo segno di fibrillazione atriale. Ahimè, circa il 24% è completamente asintomatico: non ha alcun sintomo: non avverte nulla. In quest’ultimo caso solo un ECG, una visita aritmologica potrebbe fare la diagnosi! Se hai altri dubbi e vuoi approfondire l’argomento di sintomi e cura della fibrillazione atriale ti conviene leggere questo articolo dove abbiamo approfondito nei dettagli!

Fibrillazione Atriale: aritmia maligna?

Nella stragrande dei casi la fibrillazione atriale è un’aritmia benigna, ma in una minoranza di casi questa può portare ad uno scompenso del cuore sinistro : la cosidetta “tachi-cardiomiopatia”. Questo succede perchè il cuore è costretto a battere molto velocemente per via della fibrillazione atriale che conduce ai ventricoli molto rapidamente. Il cuore si trova cosi ad avere frequenze molto elevate (170-180 bpm): nel giro di pochi mesi la frazione di eiezione (l’indice di funzionalità cardiaca) si abbassa (dal 65% al 30%!). La fibrillazione atriale in questo caso è subdola e bisogna assolutamente intervenire con farmaci dedicati e intervenire con una cardioversione e/o ablazione transcatetere. Ho partecipato nel 2015 ad un lavoro scientifico (metanalisi multicentrica) (qui il link) dove veniva valutata l’utilità dell’ablazione transcatetere nei casi di scompenso cardiaco. È necessario quindi conoscere sempre la corretta terapia e l’ultima strategia supportata dalle linee guida. Aggiornamento, cultura e professionalità sono le giuste keywords nel trattamento delle aritmie cardiache. Nella mia pratica clinica uso le ultime tecnologie per elevare lo standard di ablazione transcatetere.

Quali sono i rischi dell'ablazione di fibrillazione atriale?

L’ablazione transcatetere, sebbene sia una procedura rivoluzionaria nel trattamento della fibrillazione atriale, comporta diversi rischi che i pazienti devono considerare attentamente:

  • Complicazioni Vascolari: L’accesso vascolare per introdurre il catetere può causare emorragie, ematomi o, raramente, danni ai vasi sanguigni. Queste complicazioni possono prolungare il recupero o richiedere ulteriori interventi per la riparazione.
  • Danni al Tessuto Cardiaco: L’energia utilizzata per ablare il tessuto cardiaco può talvolta danneggiare le strutture circostanti, inclusi i nervi che controllano il ritmo cardiaco, portando a nuove aritmie o, in casi rari, a perforazioni cardiache.
  • Rischio di Ictus: Anche se l’ablazione è finalizzata a ridurre il rischio di ictus eliminando la fibrillazione atriale, la procedura stessa può aumentare temporaneamente questo rischio a causa della formazione di coaguli di sangue sul catetere che possono viaggiare al cervello.
  • Tamponamento Cardiaco: In rari casi, il sangue può accumularsi intorno al cuore a seguito di una perforazione del cuore, compromettendo la sua capacità di pompare efficacemente il sangue.
  • Problemi con le Vene Polmonari: L’ablazione mira spesso alle vene polmonari, dove possono formarsi stenosi (restringimenti) come conseguenza della procedura, potenzialmente richiedendo ulteriori trattamenti.
  • Reazioni agli Agenti di Contrasto o Anestesia: Alcuni pazienti possono sperimentare reazioni avverse agli agenti di contrasto usati per visualizzare il cuore o all’anestesia utilizzata durante la procedura.

Quando eseguita la visita aritmologica per fibrillazione atriale?

Come detto nella stragrande maggioranza dei casi la fibrillazione atriale è un’aritmia benigna, l’unico “neo” è che porta con se un rischio per il paziente (non indifferente) 2-4% annuo di avere un ictus ischemico. Pertanto ogni caso va studiato per indirizzare il paziente alla miglior cura che puo essere:  trattamento farmacologico, trattamento di cardioversione elettrica, trattamento di ablazione transcatetere (Pulsed Field ablation, Cryo, RF).

Pertanto la visita aritmologica serve per impostare una terapia, anticoagulante e farmacologica con anti-aritmici per evitare che la fibrillazione atriale torni. Verrà eseguito un elettrocardiogramma a 12 derivazioni al fine di valutare l’onda P, la sua durata, la sua amplitudine e soprattutto se sono presenti extrasistoli che possono far comprendere la potenziale origine della fibrillazione atriale.

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ELETTROCARDIOGRAMMA

L’elettrocardiogramma è un esame diagnostico che permette di studiare l’attività elettrica del cuore. Viene cosi visualizzata l’attivazione degli atri e dei ventricoli. Dai tempi di conduzione intra atriali e intra ventricolari alterati o dalla visualizzazione in diretta di extrasistoli (ad esempio) si potrà far diagnosi dell’aritmia cardiaca di cui il paziente soffre. Questo esame si esegue a riposo, mentre il paziente è supino sul lettino; la durata di questo esame è di circa 1 minuto ma le informazioni che si ottengono sono numerevoli:
permette di fare capire lo stato del muscolo cardiaco e le alterazioni del cuore provocate da malattie delle coronarie (ischemia), dalle altre malattie che colpiscono il cuore o che coinvolgono il cuore (ipertensione arteriosa, scompenso cardiaco, pericardite, ecc.).

La lettura dell’ECG consente ai clinici di determinare il modo con cui si diffonde lo stimolo del cuore, lo stato del sistema di fibre che diffonde lo stimolo a tutto il muscolo cardiaco, e le condizioni del miocardio in esame.

ECOCOLOR-DOPPLER CARDIACO

L’ecocardiogramma è un utile complemento della visita aritmologica. Questa metodica si avvale dell’impiego degli ultrasuoni per visualizzare l’anatomia del cuore e studiarne la sua funzione nello spazio-tempo.
L’esame permette all’aritmologo di studiare la contrattilità del cuore, la funzione di pompa cardiaca, la morfologia delle valvole cardiache e del flusso del sangue che passa attraverso esse. L’ecocardiogramma permette di comprendere se la fibrillazione atriale è espressione di una malattia del cuore. Molto spesso i pazienti con fibrillazione atriale hanno malattie della valvola mitrale, è opportuno pertanto studiare in tutte le dimensioni e con il colore il flusso transmitralico. Lo studio competente del cuore nello spazio e nella sua emodinamica permette di comprendere meglio la genesi dell’aritmia fibrillazione atriale.

Quando è indicata l’ablazione transcatetere di fibrillazione atriale?

La mia grande esperienza nel trattamento della fibrillazione atriale permette di concretizzare queste indicazioni nei pazienti che soffrono di tale aritmia e sono:

  1. sintomatici (palpitazioni, dolore toracico, sincope, facile affaticabilità)
  2. pazienti che sono refrattari alla terapia farmacologica
  3. pazienti che non tollerano o non possono subire terapia anticoagulante.

L’ablazione transcatetere della fibrillazione atriale è una procedura molto ben collaudata con dei tassi di successo fino al 85-90%. Il successo di ogni caso verrà discusso con il paziente ogni volta ed è necessario per conoscere quali siano le probabilità che il paziente possa veramente guarire dalla fibrillazione atriale. Lavoro con le ultime tecnologie e l’ablazione transcatetere viene eseguita in anestesia totale o sedazione profonda (da discutere caso per caso). Inoltre in sala operatoria abbiamo un anestesista, due infermieri, l’equipe di 3 medici che lavorano sinergicamente per far si che il risultato sia eccellente.

In questo articolo abbiamo discusso nei dettagli dei risultati dell’ablazione della fibrillazione atriale! Leggi qui!

In cosa consiste l’ablazione transcatetere di fibrillazione atriale?

E’ intanto necessario fare una distinzione tra casi semplici (ablazione della fibrillazione atriale parossistica) e casi complessi (ablazione della fibrillazione atriale persistente). Mentre nei primi casi l’ablazione consiste semplicemente nell’ablazione a livello dell’atrio sinistro (isolamento elettrico delle v.polmonari), nel caso dell’ablazione di fibrillazione atriale persistente invece l’ablazione richiede sapere e conoscenza dell’anatomia atriale, così come degli ultimi manoscritti di ricerca a tal proposito. Per esempio recentemente molti lavori scientifici suggeriscono l’ablazione alcolica della vena di marshall (centro di Bordeaux, Miguel Valdabarano). Oltre questa tecnica, ai fini di ricerca scientifica, e per ottenere il meglio dalle mappe che ottengo in sala operatoria, lavoro in collaborazione con il politecnico di milano per lo studio “matematico” del substrato elettrico atriale. L’obiettivo è quello di innalzare quanto più possibile la percentuale di successo dell’ablazione transcatetere per la fibrillazione atriale persistente. È importante per noi trasferire il nostro impegno e sapere nelle nostre procedure di ablazione per garantire innovazione e il miglior trattamento.

Il follow up del paziente che ha ricevuto l’ablazione transcatetere di fibrillazione atriale.

È importante seguire nel tempo questi pazienti che hanno subito l’ablazione transcatetere di fibrillazione atriale, soprattutto i pazienti con la forma persistente. I pazienti devono collaborare seguendo alcune regole: ad esempio se soffrono di apnee notturne del sonno, devono assolutamente eseguire una polisonnografia al fine di diagnosi e seguire una terapia idonea (leggi CPAP). Se infatti viene corretto questo disturbo la probabilità che la ablazione abbia successo incrementa del 25%.
Inoltre i pazienti devono avere maggior cura del loro ritmo: sono invitati a fare regolarmente sport e soprattutto devono dimagrire (se in sovrappeso). Così facendo i pazienti incrementano la % di successo di ablazione della fibrillazione atriale del 22%. Ancora, i pazienti devono avere cura della loro dieta: se soffrono di malattia da reflusso gastro esofageo, la probabilità di avere recidive di FA incrementa sostanzialmente. Questo perché il reflusso da luogo all’innesco di FA per via di molte extrasistoli atirali. I nostri pazienti vengono seguiti pertanto dopo l’ablazione al fine di incrementare il successo post-procedurale.

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